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Dalla marcatura a uomo al pressing strutturato: come è cambiato il calcio italiano

Per decenni il calcio italiano è stato sinonimo di catenaccio, libero e difesa bassa. Uno stereotipo che il campionato di oggi smentisce partita dopo partita. La Serie A 2025/26 è una lega moderna, intensa, taticamente complessa — eppure in essa si leggono ancora, a tratti, le radici di una cultura calcistica unica al mondo.

Le origini: dal catenaccio alla rivoluzione di Sacchi

Il catenaccio non è nato per caso. Nei decenni del dopoguerra, club come il Milan di Nereo Rocco e l’Inter di Helenio Herrera trasformarono la difesa in arte, con il libero posizionato dietro la linea e la marcatura a uomo come principio assoluto. Era un calcio che viveva di equilibri sottili, dove l’organizzazione difensiva era il fondamento su cui costruire tutto il resto.

La svolta epocale arrivò negli anni ’80 con Arrigo Sacchi. Il tecnico emiliano, formatosi osservando il calcio totale olandese, impose al Milan una linea difensiva alta e coordinata, il pressing collettivo e la marcatura a zona: concetti allora rivoluzionari, che spazzarono via l’idea del calciatore limitato al proprio ruolo. Sacchi dimostrò che anche senza campioni assoluti si poteva dominare l’Europa attraverso un’idea di gioco condivisa. Il calcio italiano non sarebbe stato più lo stesso.

La Serie A oggi: un mosaico di moduli e filosofie

Guardando la Serie A 2025/26, la varietà tattica è la prima cosa che salta all’occhio. Tra le venti squadre si ritrovano praticamente tutti i principali sistemi di gioco moderni, spesso usati con notevole flessibilità all’interno della stessa partita.

Il 3-4-2-1 è tra i moduli più diffusi, preferito da club come Atalanta, Juventus e Roma. Il 4-2-3-1 e il 4-3-3 caratterizzano invece squadre orientate al possesso come Bologna e Napoli. L’Inter di Chivu rimane fedele al 3-5-2, garantendo densità centrale e ampiezza affidata alle ali. Non mancano soluzioni ibride: molti allenatori modificano la disposizione in base alla fase di gioco, passando fluidamente da uno schema difensivo a uno più offensivo nel giro di pochi secondi.

Juventus e Tudor: il pressing come identità

Il caso Juventus è emblematico dell’evoluzione in atto. Thiago Motta aveva costruito una squadra orientata al possesso palla a tutti i costi — oltre il 60% di media per partita — ottenendo però pochi gol e risultati deludenti nei grandi match. Igor Tudor, subentrato nel marzo 2025 e confermato per la stagione 2025/26, ha ribaltato quella filosofia.

Il croato ha adottato un 3-4-3 in fase di costruzione, con il portiere Di Gregorio come primo costruttore e Khéphren Thuram nel ruolo di perno centrale, capace di ricevere, girarsi e far avanzare la squadra in verticale. In fase di pressing, la Juventus si trasforma: linea alta, trigger precisi che scattano quando l’avversario riceve spalle alla porta, intensità nel primo recupero. Il risultato è una squadra più diretta, più imprevedibile, e capace di rimontare in classifica.

Bologna e il gioco verticale di Italiano

Diverso l’approccio del Bologna di Vincenzo Italiano, che interpreta il calcio moderno attraverso dinamismo e verticalità. Il sistema base è un 4-2-3-1 che diventa, nei momenti di pressione massima, un 2-1-4-3 ultra-offensivo. I difensori centrali si allargano per liberare corsie ai terzini, mentre il portiere Skorupski costruisce dal basso con lanci mirati verso gli esterni.

Italiano richiede ai suoi giocatori una mobilità costante: gli attaccanti esterni non restano sulla fascia ma si accentrano per creare spazio, i terzini li rimpiazzano in profondità, i centrocampisti filtrano il gioco e partecipano alla costruzione. Un calcio esigente, che richiede atleti completi e intelligenza tattica elevata.

Il paradosso italiano: grande evoluzione, pochi italiani

C’è però una contraddizione che percorre tutta questa modernizzazione. Nella Serie A 2023/24, secondo i dati del ReportCalcio pubblicati dalla FIGC, i calciatori stranieri over 21 rappresentavano il 60% del totale dei giocatori in campo. I giovani italiani under 21 si fermavano al 2,3% del minutaggio complessivo e siglarono appena lo 0,8% dei gol della stagione.

Uno studio del CIES sulla stagione 2024/25 conferma il quadro: Inter e Napoli, le squadre che lottano per lo scudetto, hanno registrato lo 0% di minutaggio riservato ai calciatori under 21. La Juventus è l’unica big in zona virtuosa, quindicesima in Europa con il 18% di minuti ai giovani. È il paradosso del calcio italiano: la lega evolve tatticamente, diventa più moderna e spettacolare, ma lo fa principalmente con giocatori stranieri. I tecnici italiani formano campioni, ma quei campioni spesso non sono italiani.

L’impatto sulla Nazionale

Questo cortocircuito si riversa direttamente sulla Nazionale. Gattuso, che lavora con la Squadra Azzurra da giugno 2025, eredita un gruppo che ha vissuto la modernizzazione tattica della Serie A, ma in cui molti dei giovani talenti italiani più interessanti sono rimasti ai margini nelle loro squadre di club. I calciatori che salgono in Nazionale arrivano spesso con meno minuti nelle gambe, meno automatismi rodati, meno fiducia accumulata.

La Serie A è una lega affascinante, taticamente avanzata, capace di offrire partite spettacolari come il 3-3 tra Juventus e Roma di febbraio. Ma finché lo spazio per i giovani talenti italiani rimarrà così ridotto, la Nazionale continuerà a pagarne il prezzo. Evolvere il gioco non basta: bisogna anche assicurarsi che a giocare siano gli italiani.

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