Ci sono serate nel calcio italiano in cui le gerarchie della Serie A non si limitano a vacillare, ma vengono messe radicalmente in discussione. Il mercoledì sera appena trascorso allo Stadio Diego Armando Maradona è stato uno di quei rari momenti. Che il Como 1907 elimini il grande SSC Napoli dalla Coppa Italia può essere archiviato, sulla carta, come una “sorpresa”. Ma chi osserva con sguardo analitico l’evoluzione della squadra di Cesc Fàbregas negli ultimi 24 mesi coglie meno l’eccezione e più la logica conseguenza di un percorso di crescita meticoloso. L’ex regista ha trasferito con successo la sua visione dal tavolo da disegno al campo.
La disciplina che neutralizza il dominio
I Partenopei, come previsto, hanno imposto ritmo e possesso, superando abbondantemente la soglia del 65%. Proprio lì, però, è scattata la trappola degli ospiti. A differenza di molti neopromossi che contro le big si chiudono in modo isterico o accettano uno scontro ingenuo, il Como ha scelto la via mediana della aggressività controllata. Fàbregas, celebre da calciatore per il passaggio letale, da allenatore ha sviluppato una passione quasi “all’italiana” per l’ordine difensivo.
Il 4-2-3-1 lombardo, senza palla, si trasformava in un 4-4-2 estremamente compatto, isolando sistematicamente i creatori di gioco del Napoli. Ogni avanzata dei padroni di casa appariva faticosa, quasi estenuante. Non a caso, i momenti decisivi non sono nati da un assedio azzurro, ma da transizioni del Como eseguite con precisione chirurgica. La squadra del lago non si è lasciata intimidire dall’atmosfera rovente ai piedi del Vesuvio: una prova mentale che porta chiaramente l’impronta dell’esperienza del suo tecnico.
Da campione del mondo a fine stratega
Il passaggio di Cesc Fàbregas da fuoriclasse in campo a capo allenatore è stato più rapido e lineare di quanto sia riuscito a molti suoi contemporanei. A bordocampo è apparso meno come un motivatore istintivo e più come uno scacchista capace di anticipare le mosse avversarie. La scelta, nella ripresa, di abbassare a tratti il ritmo per poi cercare il “colpo del KO” nell’ultimo quarto d’ora con energie fresche è stata una scommessa riuscita.
Questa qualificazione alle semifinali rappresenta il punto più alto, finora, di un progetto che pochi anni fa navigava nelle zone basse del calcio italiano. Sostenuto da proprietà finanziariamente solide, ma guidato anche da competenza sportiva, il Como si sta affermando come una realtà credibile. Il successo contro il Napoli dimostra che la rosa è ormai sufficientemente profonda e qualitativa per reggere settimane con impegni ravvicinati ad alto livello.
Una pagina di storia per i Lariani
Per i tifosi lariani, l’accesso alle semifinali di Coppa Italia è un evento storico, capace di riaccendere ricordi di epoche lontane. Ma, a differenza del passato, questo traguardo ha il sapore della sostenibilità. Mentre il Napoli dovrà leccarsi le ferite e rifocalizzarsi sul campionato, il Como può permettersi di sognare in grande. Il modo in cui ha disinnescato il favorito manda un messaggio chiaro alle rivali rimaste: questa squadra non è più un semplice sparring partner. Cesc Fàbregas ha trasformato una location da cartolina sul lago in una roccaforte calcistica, capace ora di incutere timore anche ai giganti del calcio italiano.
