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Il Como degli Hartono: il fenomeno che trasforma la Serie A con pochissimi italiani

Quarto posto in classifica, una striscia di risultati impressionante, il sogno di un posto in Europa sempre più concreto. Il Como 1907 è la storia più affascinante della Serie A 2025/26. Ma c’è un dato che ha acceso il dibattito nelle ultime settimane: dei 20 club della massima serie, il Como è quello che utilizza meno calciatori italiani. Un primato scomodo che vale la pena analizzare con serenità.​

La stagione: da outsider a rivelazione assoluta

Partire quarto in classifica dopo 29 giornate, con 54 punti, davanti a Juventus, Atalanta, Roma e Fiorentina — realtà consolidate con decenni di storia nelle coppe europee — non è cosa di poco conto per un club che, fino a pochi anni fa, militava in Serie D. La stagione del Como è un percorso fatto di alti e bassi nel girone d’andata, con momenti di grande spettacolo come il 2-0 alla Juventus nel girone di andata e difficoltà in casa contro le grandi, ma che nel 2026 ha trovato una continuità straordinaria.

I risultati recenti confermano la crescita: vittoria 2-0 a Torino contro la Juventus, pareggio a San Siro contro il Milan, 3-1 al Lecce in casa, e infine la vittoria 2-1 contro la Roma il 15 marzo. Sei risultati utili consecutivi che raccontano di una squadra che ha trovato equilibrio e automatismi. Il Como segna molto — 48 gol in 29 partite, media di 1,65 a partita — e subisce poco: appena 22 reti concesse, quinta difesa del campionato.

Il progetto Hartono: calcio come brand globale

Tutto parte dai proprietari. I fratelli Robert e Michael Hartono, indonesiani, sono tra gli uomini più ricchi del mondo: il loro patrimonio supera i 65 miliardi di dollari, accumulato tra la Djarum — gigante del tabacco — e la Bank Central Asia, la maggiore banca commerciale dell’Indonesia. Nel 2019 hanno acquisito il Como allora in Serie D, con l’idea di costruire non solo una squadra di calcio, ma un brand di lifestyle internazionale: il lago, il turismo, la moda e il calcio come elementi di un unico ecosistema.

Il budget di mercato è stato di circa 390 milioni di euro nel giro di pochissimi anni, con quasi 100 milioni investiti solo nell’estate 2025. Non a caso il progetto può permettersi di rifiutare offerte da 50-80 milioni per Assane Diao — recentemente respinte le avance del Manchester United — e di confermare Cesc Fabregas nonostante le corteggiamenti di Bayer Leverkusen e RB Lipsia.

Il calcio di Fabregas: possesso, verticali e intelligenza tattica

Al centro di tutto c’è Cesc Fabregas, 38 anni, allenatore emergente che ha trasformato la sua carriera da campione in campo in filosofia tattica. Il modulo base è il 4-2-3-1, con il gioco che parte dal basso coinvolgendo portiere e difensori centrali, due mediani che alternano interdizione e costruzione, e un trequartista libero di muoversi negli spazi. Il Como ama tenere palla, controllare il ritmo e colpire negli spazi aperti dall’avversario spinto in avanti.

In alcune partite Fabregas passa al 4-3-3, specialmente contro squadre che si chiudono basse. La chiave è l’adattabilità: come uno scacchista, lo spagnolo cambia schema senza stravolgere i principi di base. Lo stile è chiaramente influenzato da Guardiola e Wenger, i due grandi maestri della sua carriera da giocatore.

Il dato che fa discutere: pochissimi minuti agli italiani

Ed eccoci al cuore della questione. In un campionato già penalizzato per la scarsa valorizzazione dei giocatori italiani, il Como occupa l’ultimo posto nella classifica dei minuti concessi ai calciatori nati in Italia. Guardando la rosa attuale, su 27 giocatori ben 25 sono stranieri. L’unico italiano di primo piano nella squadra è Patrick Cutrone, il centravanti cresciuto nel vivaio del Milan, che copre però il ruolo di riserva. Nella difesa si trovano nomi come Kempf (tedesco), Valle (spagnolo), Vojvoda (kosovaro), Smolcic (croato). A centrocampo dominano Paz, Caqueret, Baturina, Perrone, Da Cunha, tutti stranieri.

Le motivazioni sono legate alla filosofia del club: la proprietà indonesiana ha puntato sin dall’inizio su un progetto internazionale, reclutando talenti in tutto il mondo — dal Real Madrid (Nico Paz), dal Barcellona (Alex Valle), dal Manchester City (Perrone) — con il mercato guidato da criteri di qualità e progettualità globale piuttosto che di nazionalità. Non è una scelta contro il calcio italiano, ma una conseguenza di un modello di costruzione della rosa orientato al miglior talento disponibile ovunque si trovi.

Il fenomeno Nico Paz: il motore del Como

Il simbolo di questa filosofia è Nico Paz, 20 anni, argentino con passaporto spagnolo, cresciuto nel Real Madrid. In 28 presenze in Serie A conta già 9 gol e 6 assist, con una media di un contributo offensivo ogni 153 minuti. I suoi tiri in porta stagionali (61) e il tasso di conversione lo collocano nel 97° percentile della Serie A per xG. Fabregas lo ha trasformato da trequartista puro in un centrocampista offensivo completo, capace di costruire, dribblare e finalizzare. Un talento generazionale che il Como ha avuto la lungimiranza di prendere quando nessuno in Italia era disposto a scommettere su di lui.

Domenica 22 marzo: Como-Pisa, ore 12:30

Domenica il Como ospita il Pisa allo stadio Giuseppe Sinigaglia di Como, ore 12:30, in una partita che vale tanto per entrambe le squadre — per diversissime ragioni.

Il Como difende il quarto posto e vuole allungare la striscia positiva; il Pisa lotta per sopravvivere. I toscani allenati da Alberto Gilardino — campione del Mondo 2006, al suo secondo anno come tecnico in Serie A — sono penultimi con soli 18 punti, 15 sconfitte in 29 partite e una sola vittoria in stagione. L’ultimo risultato positivo è stato un 3-1 al Cagliari il 15 marzo, che ha riacceso una piccola speranza salvezza in una stagione che per lunghi tratti è sembrata già condannata.

La forma recente del Pisa è fatta di qualche pareggio e una rotondissima sconfitta per 4-0 contro la Juventus. La difesa è l’anello debole, con 49 gol subiti — il peggiore della Serie A insieme al Verona. Contro un Como che segna in media quasi due gol a partita, la sfida si presenta tutt’altro che semplice per i nerazzurri toscani.

Il Como parte nettamente favorito, con un organico di tutt’altra caratura tecnica e una forma straordinaria. Fabregas vorrebbe continuare la marcia verso l’Europa; Gilardino spera in un’impresa che terrebbe accesa la corsa per la salvezza. In pochi avrebbero scommesso, un anno fa, che un Como pieno di stranieri sarebbe finito a lottare per un posto nel calcio europeo. Il calcio sa sempre sorprenderci.

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Giorgio Donatelli:
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