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Crisi del calcio italiano: cause, problemi e riforme necessarie (1)
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Avversario analizzato: l’Irlanda del Nord che sfida gli Azzurri a Bergamo

Il 26 marzo 2026, alle 20:45, la New Balance Arena di Bergamo ospita una sfida che vale la storia: l’Italia di Gattuso contro l’Irlanda del Nord di Michael O’Neill, con un posto alla Coppa del Mondo in palio. Prima di scendere in campo, vale la pena conoscere a fondo l’avversario: da dove viene, come gioca, quali sono i suoi punti di forza e dove può essere messo in difficoltà.

Una piccola nazione con una grande identità

L’Irlanda del Nord è una selezione che sfida ogni logica dimensionale. Con una popolazione di poco superiore a 1,8 milioni di abitanti, dispone di un bacino di talento ridottissimo rispetto alle grandi nazionali europee. Eppure la sua storia calcistica contiene pagine indimenticabili: tre qualificazioni mondiali, nel 1958, nel 1982 e nel 1986, con il picco assoluto proprio nel primo Mondiale, quando i nordirlandesi arrivarono fino ai quarti di finale in Svezia. Poi decenni di anonimato, interrotti dalla storica qualificazione a Euro 2016 sotto la guida di Michael O’Neill, che con un calcio pragmatico e una difesa di ferro aveva portato la piccola nazione britannica sul palcoscenico continentale.

Il cammino verso i playoff del 2026 è passato dalla porta di servizio: terza nel Gruppo A di qualificazione, dietro Germania e Slovacchia, l’Irlanda del Nord ha ottenuto il biglietto per gli spareggi grazie alla vittoria del suo girone di Nations League, dove aveva prevalso su Bulgaria, Bielorussia e Lussemburgo.

Michael O’Neill: il tecnico che ha ridisegnato la Green and White Army

Parlare dell’Irlanda del Nord senza parlare di Michael O’Neill sarebbe impossibile. Il tecnico nordirlandese, alla guida della nazionale quasi ininterrottamente dal dicembre 2011, ha costruito nel suo secondo mandato una squadra compatta, difficile da battere, con un’identità precisa. In quasi cent’anni di panchine complessive, ha utilizzato 94 calciatori diversi e ha stabilito una percentuale di vittorie che sfiora il 40%, un dato notevole per una nazionale abituata a confrontarsi spesso con squadre tecnicamente superiori.

Lo stile di O’Neill è chiaro: difesa bassa o media, blocco compatto, pressione intensa sulle seconde palle, fisicità nei duelli aerei e a centrocampo. Quando la squadra ha il pallone, il gioco è diretto e verticale, senza sprechi né inutili virtuosismi. Non è un calcio bello da guardare, ma è tremendamente efficace in partite secche ad eliminazione diretta.

Come gioca l’Irlanda del Nord: tattica e organizzazione

Il modulo di riferimento è un 3-5-2 o un 3-4-3 a seconda della fase di gioco, con cinque giocatori in fase difensiva che si dispongono in una linea di cinque molto ravvicinata. Il possesso palla è volutamente basso: i nordirlandesi sono abituati a concedere il pallone all’avversario, aspettare il momento giusto e ripartire in velocità o ricorrere al lungo lancio verso le punte.

Numericamente, l’Irlanda del Nord vince oltre il 55% dei duelli diretti, un dato che tradisce una squadra costruita sul contrasto e sull’aggressività nei pressi del pallone. Commettono molti falli deliberatamente per spezzare il ritmo avversario. Contro la Germania nel settembre 2025 hanno resistito per oltre mezz’ora prima di cedere 3-1: una prestazione che fotografa perfettamente le loro qualità.

I giocatori chiave: chi può fare male all’Italia

Conor Bradley sarebbe stato il principale punto di riferimento, ma il terzino del Liverpool non ci sarà. A gennaio ha subito un grave infortunio al ginocchio sinistro nella partita contro l’Arsenal, riportando danni a osso e legamenti. L’operazione ha posto fine alla sua stagione, privando l’Irlanda del Nord del giocatore più talentuoso e del suo capitano. Una perdita enorme per O’Neill.

Chi prenderà l’eredità sulle fasce sarà Trai Hume (Sunderland), terzino destro duttile e di corsa. Al centro del gioco si muove Shea Charles (Southampton), 22 anni, mezzala di copertura dai piedi raffinati: è il regista difensivo nordirlandese, l’uomo incaricato di filtrare il gioco e dare equilibrio. Accanto a lui, Isaac Price (West Brom) e Ethan Galbraith (Swansea) forniscono dinamismo e quantità. In attacco, il veterano Josh Magennis (35 anni) funge da riferimento fisico al centro, mentre la qualità offensiva è affidata al giovane Jamie Donley, centrocampista offensivo in prestito al Tottenham, e alla novità dell’ultimo momento: Kieran Morrison, ala classe 2007 del Liverpool alla sua prima convocazione assoluta.

Il grande assente e le lacune da sfruttare

Senza Bradley, l’Irlanda del Nord perde la sua principale fonte di imprevedibilità offensiva sulla fascia destra. Il problema non è solo tecnico, ma anche psicologico: Bradley era il trascinatore, l’elemento capace di alzare il livello della squadra nei momenti difficili. O’Neill ha ammesso senza mezzi termini che si tratta di „un colpo durissimo“ e che servire un passo in più per battere un’Italia che resta superiore su carta.

Strutturalmente, l’Irlanda del Nord è vulnerabile quando viene messa sotto pressione alta e costretta ad uscire dal basso. La rosa è composta da 13 giocatori di Championship inglese, quattro di Premier League e il resto tra League One e altri tornei secondari: livello medio-basso, se paragonato ai club di Serie A. Qualità tecnica limitata, ritmo di gioco inferiore al top europeo.

I precedenti storici: l’ombra del 1958

C’è un solo precedente scomodo, ma pesa come un macigno. Il 15 gennaio 1958, a Windsor Park di Belfast, l’Italia subì la prima eliminazione della sua storia nelle qualificazioni mondiali: l’Irlanda del Nord vinse 2-1 con reti di McIlroy e Cush, mandando gli azzurri a casa. Una sconfitta che costò il posto a diversi calciatori e che ancora oggi viene ricordata come la „Disfatta di Belfast“.

Da quel giorno, però, l’Italia non ha più perso contro i nordirlandesi: 8 partite consecutive senza sconfitta — sei vittorie e due pareggi — con la porta azzurra inviolata nelle ultime sette sfide.

Le quote e le prospettive: Italia favorita, ma attenzione

Il divario tecnico è evidente. L’Italia è dodicesima nel ranking FIFA, l’Irlanda del Nord è sessantanovesima. Gattuso schiera calciatori che militano ai vertici della Serie A e dei top campionati europei; O’Neill si affida principalmente alla Championship inglese. Il fattore campo — Bergamo con il suo pubblico — gioca a favore degli Azzurri.

Eppure, le partite secche ridistribuiscono le carte. L’Irlanda del Nord è specialista del blocco basso, del calcio d’angolo pericoloso, del gol su palla inattiva. Una disattenzione difensiva, un momento di panico e la serata potrebbe diventare complicata. Gattuso lo sa: il suo compito sarà quello di trovare gli spazi giusti, mantenere la lucidità e non ripetere gli errori di concentrazione che hanno già condannato l’Italia in passato. Sul piano tecnico, qualitativo e storico, gli Azzurri sono nettamente favoriti. Ma il calcio, si sa, si gioca sul campo.

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Mario de Corti: