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Inter, il ritorno dei nerazzurri: strada spianata verso il 21° Scudetto

78 punti dopo 33 giornate, dodici lunghezze di vantaggio sulla seconda, una rimonta da manuale in Coppa Italia. L’Inter di Cristian Chivu non fa solo la corsa solitaria in campionato: corre verso la storia.


La situazione: i numeri di una fuga

Guardate la classifica della Serie A dopo il 33° turno e troverete un quadro che non lascia spazio all’interpretazione. L’Inter è prima con 78 punti, frutto di 25 vittorie, 3 pareggi e soltanto 5 sconfitte. Il Napoli — campione in carica — e il Milan seguono appaiate a 66 punti, con dodici lunghezze di distanza dai nerazzurri. Juventus quarta a 63, Como quinta a sorpresa a 58. Il distacco dell’Inter dalle inseguitrici è tale che, ai nerazzurri, bastano sette punti nelle ultime cinque partite per mettere le mani sullo scudetto numero 21 della storia del club.

Con il calendario che prevede Torino (trasferta, 26 aprile), Parma (casa, 3 maggio), Lazio (trasferta, 10 maggio) e Hellas Verona (casa, 17 maggio) come avversarie rimanenti, la strada appare ampiamente spianata. Non per niente, la dirigenza nerazzurra starebbe già pianificando le modalità della festa scudetto.


Il 33° turno: Inter-Cagliari 3-0

Il 17 aprile è la serata che, forse, ha definitivamente chiuso ogni residua discussione sul titolo. San Siro accoglie il Cagliari, fanalino di coda in zona retrocessione, e nei primi quarantacinque minuti è lo stesso Cagliari a creare le occasioni migliori: Sebastiano Esposito prova due volte il portiere spagnolo Josep Martínez, tornato titolare per la prima volta da settembre.

Nella ripresa però cambia tutto. Al 52′ Marcus Thuram, con un guizzo da centravanti puro, firma l’1-0: è il suo undicesimo gol in campionato, il quattordicesimo in stagione considerando tutte le competizioni. Quattro minuti dopo, al 56′, arriva il raddoppio di Nicolò Barella, che raccoglie un tiro deviato di Dumfries e con una conclusione potente dall’altezza del dischetto non lascia scampo al portiere avversario. Il sigillo finale è un capolavoro tecnico: Piotr Zielinski, entrato dalla panchina, raccoglie un assist in profondità e calcia con il collo del piede esterno all’incrocio dei pali al 92′. Una rete da antologia, la firma di un giocatore tornato a mordere il ferro dopo un’annata difficile.


Il 34° turno (anteprima): Torino-Inter, domenica 26 aprile

Quattro giorni dopo la vittoria sul Cagliari, i nerazzurri sono attesi allo Stadio Olimpico Grande Torino per l’anticipo del 34° turno. Il Torino occupa il 12° posto in classifica con 40 punti — in tranquilla metà classifica, senza tensioni da entrambi i lati. Un avversario abbordabile sulla carta, ma le partite di tarda stagione contro squadre senza obiettivi precisi riservano spesso insidie.

Una vittoria domenicale portererebbe l’Inter a 81 punti. In quel caso, con Napoli e Milan ferme a 66 e massimo 75 punti raggiungibili da entrambe, lo scudetto potrebbe essere matematicamente certificato già nel corso del turno seguente, il 3 maggio, contro il Parma.


La notte di Coppa Italia: il 3-2 rimontato al Como

Se volete capire l’anima di questa squadra, guardate quello che è successo il 21 aprile in Coppa Italia. L’Inter ospita il Como nel ritorno delle semifinali (all’andata era finita 0-0), e dopo 48 minuti si trova sotto 0-2: gol di Martin Baturina al 32′ e di Lucas Da Cunha al 48′. San Siro ammutolisce. Il Como, la sorpresa della Serie A allenata da Cesc Fàbregas, sembra pronto a compiere l’impresa.

Quello che succede dopo è un manifesto di carattere. Hakan Çalhanoğlu, capitano e metronomo dell’Inter, sblocca la situazione al 69′ con un tiro da fuori di rara potenza, poi aggancia il pareggio di testa all’86‘. E quando sembra che il destino possa spingere la partita ai supplementari, Petar Sučić, il croato classe 2004, 89° minuto, riceve palla dal solito Çalhanoğlu tra le maglie della difesa lariana e fredda il portiere. Inter in finale di Coppa Italia: l’appuntamento è fissato per il 13 maggio.


Chivu: il nuovo volto dell’Inter

Merita una riflessione speciale il lavoro di Cristian Chivu, il tecnico rumeno che in estate ha raccolto l’eredità di Simone Inzaghi — non esattamente un lascito leggero — senza cambiare la struttura di base ma aggiornando il modo di giocare e la gestione del gruppo.

Il modulo è rimasto il 3-5-2 di Inzaghi, ma lo spirito è diverso. Chivu ha reso il gioco più verticale e diretto, riducendo il numero di passaggi totali (da 486 a 463 a partita in media) ma aumentando le palle in zona di rifinitura, da 107 a 126 per gara. La squadra pressa di più, recupera palla più alta e — soprattutto — gioca con meno pause rispetto al passato. Ha anche ridotto le rotazioni pre-programmate, preferendo invece tenere in campo i giocatori in forma piuttosto che cambiare a prescindere, come faceva il predecessore.

Il risultato è un’Inter che ha concesso solo 29 gol in 33 partite — la miglior difesa della Serie A — segnandone 78, quasi 2,4 a gara. I numeri di una candidata.


I protagonisti: i giocatori della stagione

Il campionato nerazzurro è fondamentalmente un’opera corale, ma ci sono interpreti che si stagliano sopra gli altri.

Marcus Thuram è il punto di riferimento offensivo: 14 reti e 6 assist in campionato, 20 partecipazioni al gol in tutte le competizioni, numeri da MVP che spiegherebbero da soli gran parte dei 78 punti accumulati. Il figlio del grande Lilian è ormai un centravanti di livello europeo nel pieno della maturità.

Lautaro Martínez, spesso oscurato dal compagno di reparto nelle ultime settimane, ha comunque 12 gol in campionato e mantiene una media di quasi un gol ogni due partite. Il capitano argentino ha vissuto una prima parte di stagione più discontinua, ma nella fase decisiva sta tornando ai suoi standard abituali.

Hakan Çalhanoğlu è l’indispensabile: 12 gol e 7 assist in tutte le competizioni, regista e finalizzatore, l’uomo che decide le partite difficili. L’ultima prova — la doppietta contro il Como in Coppa Italia rimontando da 0-2 — ne è la dimostrazione più eloquente.

In difesa, Alessandro Bastoni e Federico Dimarco — con 15 assist in campionato nella scorsa stagione, dove aveva un ruolo ancora più centrale — continuano a essere due dei migliori difensori d’Europa nel loro ruolo, capaci di contribuire tanto in fase offensiva quanto in quella difensiva.


Il quadro storico: Inter terza stella in vista?

Per l’Inter, questo scudetto sarebbe il 21°, il terzo degli ultimi sei anni di Serie A. Un dominio interrotto solo dai successi di Milan (2022) e Napoli (2023 e 2025), ma che racconta comunque di un club tornato stabile al vertice del calcio italiano. Il 2024 aveva già portato il titolo ai nerazzurri; ora si tratterebbe di bissare, di confermare che non si è trattato di un caso ma di un progetto solido.

Con la finale di Coppa Italia il 13 maggio e lo scudetto praticamente in ghiaccio, il doppio sogno è già quasi una realtà. Mancano le ultime formalità. Il Meazza sta già aspettando le coreografie.

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