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„Questo scudetto è frutto del nostro lavoro“: le voci dei protagonisti e la stampa italiana celebra il 21° titolo dell’Inter
Dopo il triplice fischio di Inter-Parma 2-0, è stato un coro unanime di soddisfazione, orgoglio e commozione. Giocatori, dirigenti e media italiani hanno celebrato uno Scudetto che va ben oltre la semplice vittoria di un campionato. Il primo a prendere la parola è stato l'allenatore Cristian Chivu, ai microfoni di DAZN: "Sono nella storia dell'Inter?…
L’Inter è campione d’Italia per la 21ª volta: trionfo a San Siro contro il Parma
Nella serata del 3 maggio 2026, San Siro si è trasformato in un mare nerazzurro. L'Inter ha conquistato il suo 21° Scudetto nella storia battendo il Parma 2-0 alla 35ª giornata di Serie A, chiudendo matematicamente il campionato con tre turni d'anticipo e un vantaggio di dodici punti sul Napoli. La partita si è aperta…
Inter, il ritorno dei nerazzurri: strada spianata verso il 21° Scudetto
78 punti dopo 33 giornate, dodici lunghezze di vantaggio sulla seconda, una rimonta da manuale in Coppa Italia. L'Inter di Cristian Chivu non fa solo la corsa solitaria in campionato: corre verso la storia. La situazione: i numeri di una fuga Guardate la classifica della Serie A dopo il 33° turno e troverete un quadro…

Dal Mondiale 2006 ai Playoff 2026: la crisi strutturale della Nazionale italiana

Vent’anni fa l’Italia alzava la Coppa del Mondo a Berlino. Oggi, nel marzo del 2026, la Squadra Azzurra è costretta a giocarsi il pass per il prossimo Mondiale attraverso i playoff — per la terza volta consecutiva. Non si tratta di sfortuna né di un ciclo negativo temporaneo: il calcio italiano vive una crisi profonda e strutturale, che affonda le radici ben al di sotto della superficie dei risultati.

Un declino lungo dieci anni

Il 13 novembre 2017 rappresenta uno spartiacque: a Milano, la Svezia elimina l’Italia nel doppio confronto playoff, escludendola dal Mondiale di Russia 2018 per la prima volta dal 1958. Una scossa brutale, che in molti considerano un episodio isolato. Ma nel marzo 2022 arriva la replica: la Macedonia del Nord segna al 91° minuto a Palermo e l’Italia di Roberto Mancini — campione d’Europa appena un anno prima — saluta anche il Mondiale del Qatar. Poi giugno 2025: a Oslo, la Norvegia travolge gli Azzurri 3-0, relegando definitivamente l’Italia al secondo posto nel girone di qualificazione e condannandola, per il terzo torneo consecutivo, allo spareggio.

Tre edizioni di fila senza qualificazione diretta. Un primato negativo che nessuno avrebbe potuto immaginare nell’era di Del Piero, Buffon e Totti.

L’era Spalletti: promesse e crollo

Luciano Spalletti era arrivato sulla panchina azzurra nell’estate del 2023, dopo il brusco addio di Roberto Mancini, con il compito di traghettare l’Italia verso i Mondiali in Canada, Messico e Stati Uniti. Il suo bilancio finale racconta di un commissario tecnico che non è mai riuscito a trovare la chimica giusta con il gruppo. All’Europeo 2024 in Germania gli Azzurri vengono eliminati agli ottavi dalla Svizzera, con una prestazione sconsolante. Poi, nella qualificazione mondiale, il colpo definitivo: la sconfitta di Oslo.

Il presidente federale Gabriele Gravina incontrò Spalletti a Coverciano la sera stessa e comunicò l’esonero. La scena della conferenza stampa successiva — il tecnico toscano che lascia la sala visibilmente commosso — è diventata il simbolo di un fallimento collettivo, non solo personale.

Gattuso: grinta e identità come terapia d’urto

Dopo il tentativo con Claudio Ranieri, naufragato in anticipo per le priorità legate alla Roma, la FIGC ha puntato su Gennaro Gattuso, ufficializzato il 15 giugno 2025. Campione del Mondo nel 2006, simbolo di quell’Italia che mordeva e non mollava mai, „Ringhio“ è stato chiamato a restituire grinta e identità a una squadra che sembrava aver perso entrambe.

Il cambio tattico è netto: via la difesa a tre di Spalletti, dentro un 4-3-3 o un 4-2-3-1 con pressing alto, verticalità e terzini fluidificanti. Barella e Frattesi vengono confermati come cuore pulsante del centrocampo, mentre Donnarumma resta l’unica vera certezza tra i pali. Gattuso ha anche imposto un cambiamento culturale: nei mesi estivi ha girato l’Italia per incontrare personalmente i giocatori convocabili, un segnale di attenzione al gruppo che con Spalletti era mancato.

Il nodo strutturale: troppi stranieri, troppo poco spazio ai giovani italiani

Dietro ai risultati negativi si nasconde un problema che nessun commissario tecnico, da solo, può risolvere. La Serie A è la principale lega europea per percentuale di calciatori stranieri in campo. I giovani italiani faticano a trovare spazio e minutaggio nei club, bloccati da una logica che privilegia il risultato immediato all’investimento sui talenti di casa. Secondo i dati FIGC, i giovani italiani under 23 accumulano una quota di minuti giocati in Serie A significativamente inferiore rispetto ai colleghi stranieri della stessa fascia d’età.

Il ministro dello Sport Andrea Abodi e il talent scout Corvino hanno parlato apertamente di emergenza dopo la sconfitta di Oslo. Il messaggio è chiaro: finché i club non investiranno concretamente sulla crescita dei propri calciatori italiani, la Nazionale continuerà a subire le conseguenze di questa scelta miope.​

26 marzo, Bergamo: tutto in novanta minuti

Il momento della verità si avvicina. Il 26 marzo 2026, alle ore 20:45, lo stadio Gewiss di Bergamo ospiterà la semifinale playoff tra Italia e Irlanda del Nord. L’eventuale finale è fissata per il 31 marzo, in trasferta contro Galles o Bosnia-Erzegovina. Vincere significherebbe strappare il biglietto per il Mondiale nordamericano dell’estate 2026; perdere significherebbe restare a casa per la quarta volta in otto anni — uno scenario impensabile, eppure concretamente possibile.

Gattuso ha già incontrato tutti i cinquanta calciatori potenzialmente convocabili per questi playoff, cercando di creare un senso di appartenenza e di missione collettiva. L’Italia parte favorita, ma l’Irlanda del Nord in passato ha già rovinato le feste agli Azzurri. In questo momento storico, nessuno può permettersi di sottovalutare nessuno. La crisi strutturale non si risolve in una notte, ma una qualificazione al Mondiale sarebbe almeno un primo, fondamentale passo nella direzione giusta.

Categories: Analisi
Enrico Montoni:
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